Centro di diagnosi e trattamento per minori con disturbo da deficit di attenzione/iperattività, difficoltà scolastiche e disturbi associati

Centro Archimede

Centro e Presidio di riabilitazione funzionale di disabili psichici, fisici
e sensoriali a prevalenza parte ambulatoriale:
riabilitazione neuropsicologica, psicoterapia individuale e di gruppo e
orientamento psico-pedagogico.

Missione

Informazione, prevenzione e aiuto a tutte le famiglie con bambini affetti dal disturbo ADHD e disturbi associati. Interventi di natura psicologica sui bambini e famiglie con disturbo ADHD ...
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Il Centro Archimede è promosso
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Educare alle Emozioni, piccola guida per i genitori

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Cosa sono le emozioni?

Le emozioni sono segnali che ci informano che c’è qualcosa che non va e che finalizzano il nostro comportamento per risolvere il problema.

E’ importante insegnare ai bambini che non ci sono emozioni positive e negative; sicuramente ci sono emozioni che danno sensazioni piacevoli (come la felicità) ed emozioni che danno sensazioni spiacevoli (come l’ansia) ma tutte sono utili alla nostra sopravvivenza e ci servono a raggiungere i nostri obiettivi! Immaginate di dover sostenere un esame importante... come pensate che potrebbe essere la vostra prestazione se non sentiste l’ansia? Immaginate che qualcuno commetta un’ingiustizia nei vostri confronti... come pensate di difendervi se non sentiste la rabbia?

Le emozioni sono parte integrante della nostra vita, sono qualcosa di concreto ed è un errore pensare che non esistano e possiamo evitare che diventino un problema se impariamo gli strumenti per gestirle.

Com’è un bambino emotivamente educato?

• E’ sicuro di sé e sa riconoscere o descrivere l’emozione che prova;
• di solito sa individuare la causa di quell’emozione;
• conosce il modo migliore di far fronte a quell’emozione;
• può prendersi cura dell’emotività delle altre persone in qualsiasi situazione.

Quali sono i segnali di un’educazione emotiva inadeguata?

Quando un bambino non ha imparato a gestire bene le sue emozioni:
• non essere in grado di descrivere ciò che prova;
• parlare con difficoltà delle proprie emozioni
• non chiedere aiuto ne aspettarselo quando sta male
• esprimere le proprie emozioni con modalità inopportune, per esempio aggredendo, urlando, isolandosi;
• non capire che le emozioni lo hanno sopraffatto.

Come posso aiutare mio figlio a gestire correttamente le sue emozioni?

I bambini hanno bisogno di imparare come gestire adeguatamente le emozioni che provano e lo imparano per lo più osservando come si comportano gli adulti nelle varie situazioni. I passi per aiutare tuo figlio a divenire consapevole delle sue emozioni comporta:

1. Riconoscere e validare le emozioni

2. Parlare delle emozioni

3. Aiutare tuo figlio a capire che scelte può fare in presenza di una particolare emozione

I bambini che non sanno riconoscere e gestire le proprie emozioni hanno difficoltà nelle relazioni sociali, sono soggetti a un maggior carico di stress e hanno difficoltà a tollerare le frustrazioni.

 

Noi al centro Archimede abbiamo realizzato progetti per il riconoscimento e la gestione delle emozioni sia per i bambini, sia per i genitori, con ottimi risultati riconosciuti soprattutto dalle famiglie.

 

Per ulteriori informazioni sulla programmazione dei Corsi di Formazione presso il nostro Centro o presso la Scuola, si prega di contattarci

Teacher Training per l'ADHD e Disturbi Dirompenti del Comportamento

Un percorso di intervento nella formazionaa teacher2professionale

L’adolescenza è quella fase del ciclo vitale dell’essere umano in cui si verifica la transizione dallo stato del bambino a quello dell’adulto. Spesso capita che quel ragazzo che un attimo prima è un bambino, vede improvvisamente cambiare il suo corpo e la sua mente, può sentirsi disorientato, confuso, spaventato e insoddisfatto di ciò che accade, o semplicemente ancora poco attrezzato per affrontarlo. Quel ragazzo che nel mettere alla prova le sue risorse non è ancora consapevole dei suoi limiti, e quindi fa degli errori, si mette in pericolo, confonde e spaventa chi ancora si prende cura di lui come se fosse un bambino.

L’adolescenza non è quindi solo una sfida per i giovani ma anche per le loro figure di riferimento come gli insegnanti, che per la particolare attenzione che questi studenti richiedono, provano frustrazione per non riuscire ad aiutarli e disagio nel condurre le lezioni.

L’obiettivo delle proposte di formazione e dell’intervento a scuola è quello di migliorare la qualità della vita scolastica di insegnanti e studenti. La scuola è il luogo principale in cui si sviluppano occasioni di crescita individuale e si promuovono relazioni interpersonali. Essa come Istituzione nasce e si caratterizza per il raggiungimento di obiettivi formativi centrati sullo studente, inteso come soggetto attivo della sua educazione.

Proprio per la complessità e l’importanza di queste dinamiche evolutive, i docenti devono essere supportati nelle loro funzioni educative, mediante strategie d’intervento concrete soprattutto nelle situazioni di disagio, ma anche al fine di mantenere e valorizzare le situazioni di benessere e di agio in tutta la classe.

Va evidenziato che, le esperienze pregresse di corsi di formazione, hanno portato a buoni esiti di intervento da parte degli insegnanti, ma emerge sempre di più la necessità da parte loro di essere guidati e supportati nel corso dell’anno scolastico; così pure il bisogno di intercettare i minori che manifestano problematiche comportamentali e le loro famiglie e proporre percorsi psico-educativi all’interno della scuola.

Da questa necessità nasce l’idea di proporre un percorso multidimensionale che preveda non solo lezione frontale ma anche confronto diretto tra professionisti e docenti.

Abbiamo portato a termine numerosi percorsi formativi sia presso il nostro Centro, sia presso gli istituti di scuola primaria e secondaria di I° e II° grado, raggiunngendo gli obiettivi prefissati di favorire una maggiore comprensione dei problemi comportamentali; avere familiarità con l’utilizzo degli strumenti compensativi; conoscere i limiti e i punti di forza dell’adolescenza; riconoscere e gestire le principali emozioni su di sé e sugli altri; guidare e monitorare gli insegnanti nell’applicazione di strategie per ridurre i comportamenti problema e promuovere quelli funzionali all’interno delle proprie classi; mettere gli insegnanti nella condizione di potenziare le proprie risorse emotive e migliorare la relazione con l’alunno; favorire una didattica che supporti l’apprendimento; migliorare il clima scolastico, migliorando le relazioni tra studenti, tra docenti e studenti, docenti e genitori. In ogni caso viene sempre proposto un progetto tenendo conto delle esigenze formative e basandoci sulle reali esigenze del singolo istituto. 

Per ulteriori informazioni sulla programmazione dei Corsi di Formazione presso il nostro Centro o presso la Scuola, si prega di contattarci

Cos'è l'ADHD

Il Disturbo da deficit dell’Attenzione e Iperattività (ADHD) è un disturbo evolutivo dell’autocontrollo di origine neurobiologica che interferisce con il normale sviluppo psicologico del bambino. Si manifesta principalmente con difficoltà di attenzione e concentrazione, incapacità a controllare l’impulsività e il livello di attività motoria. Il bambino, quindi, fatica a regolare il proprio comportamento in funzione del trascorrere del tempo, del raggiungimento di obiettivi propri e di richieste esterne. Per questo si sente frustrato, incapace, sviluppa una bassa autostima e uno scarso senso di efficacia. Non consiste, quindi, in una semplice manifestazione di scarsa concentrazione, di mancanza di volontà o di eccessiva “vivacità”. E’ importante sottolineare, in aggiunta, che molti bambini, oltre all’ADHD, presentano anche altre difficoltà che possono riguardare l’apprendimento, l’eccessiva aggressività, il mettersi in continuo contrasto con gli altri. Ciò a volte è conseguenza del disturbo stesso, mentre in altri casi si può trattare di difficoltà associate. L’ADHD è un vero problema, per l’individuo stesso, per la famiglia e per la scuola, e spesso rappresenta un ostacolo nel conseguimento degli obiettivi personali. E’ un problema che genera sconforto e stress nei genitori e negli insegnanti i quali si trovano impreparati nella gestione del comportamento del bambino.

I SINTOMI
L’ADHD si manifesta principalmente con due classi di sintomi: disattenzione e impulsività/iperattività.

Cosa intendiamo per disattenzione?
Il bambino
- non riesce a prestare particolare attenzione ai dettagli
- ha difficoltà a mantenere la concentrazione in compiti o attività di gioco
- non sembra ascoltare
- non segue le istruzioni e incontra difficoltà a portare a temine le attività
- ha difficoltà nell’organizzare i compiti o le comuni attività quotidiane
- evita incarichi che richiedono di sostenere uno sforzo mentale prolungato
- spesso è distratto da stimoli esterni
- perde gli oggetti necessari per i compiti e fatica a scriverli sul diario.

Cosa intendiamo per iperattività/impulsività?
Il bambino
- muove mani o piedi o si agita sulla sedia
- si alza in classe o in altre situazioni dove ci si aspetta che rimanga seduto
- corre in giro e si arrampica in modo eccessivo e in situazioni inappropriate
- spesso ha difficoltà a giocare o ad impegnarsi in attività tranquille
- è spesso “sotto pressione” o agisce come se fosse “motorizzato”
- parla troppo
- “spara” le risposte prima che le domande siano state completate
- ha difficoltà ad attendere il proprio turno
- interrompe gli altri o è invadente
- ha necessità di tenersi costantemente impegnato

Per quanto riguarda l’evoluzione del Disturbo è necessario anticipare che esso si manifesta secondo tempi e modalità differenti a seconda di una serie di variabili che mediano le manifestazioni sintomatologiche. Tra queste ricordiamo: la qualità delle relazioni con e tra i familiari, l’accettazione del bambino nel contesto scolastico, il profilo cognitivo generale (e intellettivo in particolare), e la presenza di altri disturbi che, eventualmente, possono complicare il quadro patologico. Le modificazioni evolutive del disturbo sono meglio comprensibili se teniamo presente che le difficoltà sono maggiormente evidenti quando il bambino non riesce a soddisfare le richieste dell’ambiente. Pertanto, in coincidenza di “scatti” di richieste ambientali legati allo sviluppo, le problematiche diventano più evidenti: ad esempio in coincidenza con l’ingresso nella scuola elementare, l’aumento delle complessità dei compiti, le nuove richieste sociali durante la pre-adolescenza e adolescenza.

LE CAUSE DEL DISTURBO
Numerosi studi, effettuati soprattutto nell’ultimo decennio, hanno dimostrato che i bambini con ADHD mostrano regioni specifiche del Sistema Nervoso Centrale con alterazioni funzionali significative. Quindi l’ADHD viene considerato originato da un difetto evolutivo nei circuiti cerebrali collocati nella corteccia prefrontale e nei nuclei della base che si occupano dell’autocontrollo. Numerosi studi e l’osservazione clinica confermano che pur essendoci implicazioni di tipo neurobilogico, l’ambiente dove tutto ciò si sviluppa e i sistemi relazionali con cui il ragazzo ha avuto a che fare, determinano differenze sostanziali nell’espressione sintomatologica e nei futuri esiti di trattamento.
Barkley (1998) ha proposto un elenco di fattori di rischio, ordinati per livello d’importanza, associati alla genesi dell’ADHD:
1) presenza di disturbi psicologici nei familiari, in particolare l’ADHD;
2) abuso di sigarette e alcool della madre durante la gravidanza, associato o meno ad altri problemi di salute della madre;
3) assenza di un genitore o educazione non adeguata;
4) problemi di salute o ritardi di sviluppo del bambino;
5) precoce insorgenza di elevati livelli di attività motoria;
6) atteggiamenti critici e/o direttivi della madre durante i primi anni del bambino.
Contrapposti ai fattori di rischio è stata costruita una lista di fattori che potremmo definire protettivi in quanto aiutano il ragazzo a limitare gli esiti negativi del ADHD, tra questi ricordiamo:
1) buona salute del bambino poco dopo la nascita;
2) buone capacità cognitive del bambino (in particolare linguistiche);
3) stabilità familiare (Campbell, 1990).

L’EVOLUZIONE NEGLI ANNI
- i primi sintomi di iperattività si possono manifestano nei primi anni di vita del bambino, ma prima dei 4 anni sono difficilmente distinguibili dai comportamenti normali
- in età prescolare si osservano: crisi di rabbia, ridotta intensità e durata del gioco;
- le difficoltà aumentano con l’ingresso nella scuola per l’aumento delle richieste e per la comparsa dei sintomi cognitivi (disattenzione);
- verso i 10 anni l’iperattività tende a diminuire.
- Nella scuola media i sintomi dell’iperattività motoria diventano meno evidenti ma rimane la mancanza di attenzione soprattutto nelle materie di studio;
- in età adolescenziale rimangono difficoltà sociali e scolastiche dovute all’impulsività e alle scarse abilità organizzative;
- in età adulta permangono disorganizzazione nel lavoro, intolleranza alla vita
sedentaria, gestione inadeguata delle cose e delle finanze e minore attenzionenella guida. A volte si manifesta l’abuso di sostanze.

UN INTERVENTO SU PIU’ FRONTI
Gli interventi più efficaci per il trattamento dell’ADHD prevedono la terapia farmacologica e quella psicologica.
La terapia psicologica deve essere multimodale, cioè implica il coinvolgimento del bambino, della famiglia e della scuola.

Con il bambino:
viene effettuato un percorso autoregolativo individuale o di gruppo. Lo scopo è quello di aiutarlo a sviluppare il pensiero riflessivo, a controllare i propri comportamenti, a regolare il
livello di attenzione e concentrazione, nonché di organizzazione delle attività
scolastiche ed extrascolastiche. Nel percorso autoregolativo di gruppo, in aggiunta agli obiettivi già elencati, si cerca di rafforzare le abilità sociali del bambino.

Con i genitori:
viene effettuato un percorso di parent training individuale o di gruppo, che consiste nel supportare i genitori nell’attività educativa, fornendo loro gli strumenti necessari a comprendere, gestire e modificare i bisogni che il figlio esprime attraverso i suoi comportamenti disfunzionali, migliorando nello stesso tempo la qualità della comunicazione all’interno della famiglia e del contesto sociale.

Con la scuola:
viene svolta un’attività di consulenza agli insegnanti perché comprendano le difficoltà del bambino e agiscano di conseguenza.

5 x Mille

x 1000

 

Codice Fiscale ASSP onlus e Centro Archimede

   

92150240288

 

A tutte le famiglie dei nostri bambini:

 

Si sta avvicinando il momento della dichiarazione dei redditi, l'associazione  ASSP Onlus - Centro Archimede ha bisogno del vostro sostegno per continuare a dare un aiuto ai bambini ADHD con disturbi associati e anche per la prevenzione!!!

 

E' sufficiente indicare il nostro codice fiscale e apporre la tua firma nello spazio riservato al "Sostegno del Volontariato" nella tua dichiarazione dei redditi (cud, 730, unico).

 

Un gesto facile che non costa nulla, ma molto importante per i vostri ... i nostri bambini!!!

 

Grazie per il tuo sostegno!

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